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Il portiere moderno: dal libero di Beckenbauer al sweeper-keeper di Neuer

Cinquant'anni di evoluzione di un ruolo. Come l'idea di Beckenbauer di un difensore-regista ha cambiato il modo di costruire il gioco dal basso, fino a Manuel Neuer e ai portieri di oggi.

Cover editoriale: Il portiere moderno: dal libero di Beckenbauer al sweeper-keeper di Neuer

Per decenni il portiere è stato l'unico giocatore di calcio descritto per sottrazione. Non corre molto. Non tocca quasi mai il pallone con i piedi. Non partecipa al gioco. Era una nicchia tecnica, quasi un mondo a parte, con i suoi manuali e i suoi miti distinti.

Negli ultimi quindici anni la descrizione è cambiata radicalmente. Il portiere di oggi è un regista arretrato, capace di costruire il gioco dal basso, di anticipare fuori dall'area, di gestire pressing alti.

Da dove arriva questa rivoluzione? La risposta è meno recente di quanto si pensi.

Il libero come laboratorio del calcio totale

Negli anni Sessanta il calcio europeo era prevalentemente reattivo. Difese a uomo, attaccanti marcati a vista, una palla in mezzo al campo trattata come materia esplosiva. È in questo contesto che si afferma la figura del libero: un difensore senza marcatura diretta, libero di leggere il gioco, di intercettare i passaggi, di guidare la linea difensiva.

L'esempio canonico è Franz Beckenbauer, classe 1945, capitano della Germania Ovest campione del mondo nel 1974. Beckenbauer non era un libero come gli altri. Era cresciuto come centrocampista offensivo, e quando il Bayern Monaco di Udo Lattek lo arretrò in difesa nei primi anni Settanta, portò con sé tutto il bagaglio tecnico di un regista. Recupero palla, prima impostazione, conduzione palla fino alla metà campo avversaria. Il libero come prima fonte del gioco offensivo.

L'innovazione di Beckenbauer si saldò con il calcio totale di Rinus Michels e Johan Cruyff in Olanda, una filosofia in cui ogni giocatore doveva saper interpretare più ruoli in funzione della posizione del pallone. Era l'idea che il calcio fosse un esercizio di spazio, non di marcature, e che ogni linea (difesa, centrocampo, attacco) potesse scivolare avanti o indietro in blocco.

Negli anni Ottanta e Novanta il libero è stato progressivamente sostituito dalla difesa a quattro, dalla marcatura a zona, dal fuorigioco aggressivo. Ma l'idea, la centralità del difensore-impostatore, è rimasta sotto traccia.

Quando il portiere diventa un giocatore

Per anni la figura del portiere è stata immune da questa evoluzione. Solo nei tornei sudamericani del Novecento si vedevano portieri che giocavano alti, fuori dall'area, e quasi tutti erano considerati personaggi eccentrici. René Higuita, portiere colombiano classe 1966, è il caso più celebre. Higuita conduceva il pallone fino a centrocampo, dribblava attaccanti, fece lo scorpion kick a Wembley contro l'Inghilterra il 6 settembre 1995 in un'amichevole. Era visto come folklore, non come modello.

Per la trasformazione strutturale del ruolo bisogna aspettare la metà degli anni Duemila e l'arrivo della linea difensiva alta nel calcio per club europeo. Quando una squadra alza la difesa a venti, venticinque metri dalla propria porta, lascia un enorme spazio alle spalle. La copertura di quello spazio non può più essere fatta solo dai difensori in scivolata. Serve il portiere.

Manuel Neuer e il sweeper-keeper

Manuel Neuer, classe 1986, esordisce in prima squadra con lo Schalke 04 nel 2006 e arriva al Bayern Monaco nel 2011. Sotto Pep Guardiola, dal 2013 al 2016, il suo ruolo viene ridefinito in modo esplicito.

Guardiola applica al Bayern il modello di possesso che aveva sviluppato al Barcellona, ma con un correttivo: la difesa più alta possibile, fuorigioco aggressivo, riconquista immediata. Per funzionare, questo modello ha bisogno di un portiere che giochi venti metri fuori dall'area, leggendo le palle filtranti e uscendo come un undicesimo difensore.

Neuer aveva tutto: piedi, lettura del gioco, coraggio. Diventa il caso di studio del ruolo. La stampa internazionale conia l'etichetta sweeper-keeper, letteralmente portiere spazzino. Il Mondiale 2014, vinto dalla Germania, lo trasforma in archetipo: il 30 giugno 2014 contro l'Algeria, ottavi di finale finiti 2-1 ai supplementari, Neuer registra cinquantanove tocchi di palla e diciannove uscite fuori dall'area. Numeri che ribaltano l'idea stessa del ruolo.

Da quel momento in poi, lo standard cambia. I top club cercano portieri capaci di partecipare alla manovra. Ederson al Manchester City dal 2017, Alisson al Liverpool dal 2018, Donnarumma al PSG dal 2021, Onana all'Inter prima e al Manchester United poi. Non tutti sweeper-keeper in senso stretto, ma tutti capaci di costruire dal basso con sicurezza.

Il prezzo del portiere moderno

La trasformazione non è stata indolore. Un portiere che esce fuori dall'area sbaglia di più. Un portiere che imposta il gioco regala più gol da retropassaggio errato. La lista degli errori catastrofici di portieri moderni è lunga, da Ederson nelle sue prime stagioni al City a Donnarumma nei suoi primi mesi a Parigi, fino a singole serate-no di Neuer.

Il punto è che dietro a questi errori c'è un guadagno strutturale enorme. Una squadra che imposta dal basso costringe l'avversario a uscire dal blocco basso, libera linee di passaggio centrale e ricostruisce il possesso dopo ogni recupero. Il portiere che gioca con i piedi è il primo nodo di questa catena. Senza di lui, il modello di gioco salta.

Cosa significa oggi essere portiere

Negli anni Duemila il bambino che voleva diventare portiere veniva mandato in porta perché era il più alto o il meno tecnico della squadra. Oggi i settori giovanili dei top club selezionano portieri come fossero registi: piedi, lettura, calma, capacità di gioco corto.

Cinquant'anni fa Beckenbauer cambiò il modo di intendere la difesa, portando il regista in zona arretrata. Manuel Neuer, una generazione dopo, ha completato il percorso, portando il regista fino in porta. Il sweeper-keeper non è una moda passeggera. È la conseguenza tattica di un calcio che si gioca sempre più alto, sempre più verticale, e che ha bisogno di tutti gli undici giocatori, portiere compreso, per funzionare.

Fonti

NB: la sequenza tattica descritta è frutto di analisi storica consolidata. Tutti i giocatori, allenatori e match citati sono reali, le date e i numeri provengono dalle fonti elencate sopra.